Lunedì 2 novembre il petrolio ha vissuto una delle correzioni più nette da quando è iniziata la guerra in Medio Oriente. A New York il WTI ha chiuso a 96,36 dollari al barile, in calo del 7,45%, mentre il Brent si è fermato a 104,85 dollari, con un ribasso del 7,56%. A pesare sulle quotazioni sono state le indicazioni di un possibile spiraglio diplomatico tra Stati Uniti e Iran.Il punto centrale resta lo Stretto di Hormuz, da cui prima del conflitto, scoppiato a fine febbraio, transitava circa un quinto del petrolio e del gas mondiali. Teheran si è detta pronta a riaprirlo entro 48 ore, a condizione che Washington faccia il primo passo: gli Stati Uniti agirebbero il primo giorno, l’Iran il secondo.
Tra le richieste iraniane figurano la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi congelati. Il Qatar fa da mediatore, ma il ministro degli Esteri Araghchi ha precisato che un’intesa definitiva non è stata raggiunta.I mercati, del resto, reagiscono a ogni notizia. Nella giornata di martedì 3 novembre il Wall Street Journal ha riferito di un attacco americano sull’isola iraniana di Qeshm, descritto da funzionari statunitensi come un’operazione difensiva per proteggere il traffico commerciale nello Stretto. I prezzi hanno recuperato una parte del terreno perso e il Brent si è riportato attorno ai 105-106 dollari.
Secondo un analista, parte del premio per il rischio è tornata nelle quotazioni.Sul fronte dell’offerta, domenica 1° novembre sette Paesi dell’OPEC+ si sono riuniti in videoconferenza e hanno confermato per dicembre i livelli di produzione di novembre. L’alleanza si rivedrà il 29 novembre e continuerà a valutare le condizioni del mercato con incontri mensili.Il quadro resta quindi sospeso tra due scenari. Un accordo che riporti la normalità a Hormuz potrebbe ridurre il premio per il rischio che da mesi accompagna i prezzi dell’energia; un fallimento dei negoziati o nuovi episodi militari potrebbero invece riportare tensione sulle quotazioni. Per i mercati il petrolio rimane una variabile chiave nelle attese su inflazione e politica monetaria, e nei prossimi giorni saranno soprattutto le notizie dal fronte diplomatico a dettare il passo.
DC
- Fonti
- ANSA, 2 novembre 2026: Il petrolio chiude in forte calo a New York
- Reuters (via MarketScreener), 3 novembre 2026: Oil edges up after report of US strike on Iran’s Qeshm Island
- La Mescolanza, 2 novembre 2026: Petrolio e gas in calo, Trump punta sulla diplomazia con l’Iran
- Spectrum News, 2 novembre 2026: Gas, diesel, oil prices are down, but reprieve could be temporary
- Trading Economics, 3 novembre 2026: Brent Jumps as US, Iran Trade Threats
- TASS, 1 novembre 2026: OPEC+ nations agree to keep production quotas for December at November level
- Staffetta Quotidiana, 2 novembre 2026: OpecPlus conferma il livello produttivo per dicembre
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