Dario Casetti - Consulente finanziario
Il mondo sta cambiando repentinamente e io, con costante formazione multidisciplinare e un approccio analitico e concreto, sto cambiando con esso, offrendo al mio cliente una elevata personalizzazione del servizio e una qualità impeccabile, dotandomi talvolta del mio sapere, talvolta dei migliori strumenti tecnici disponibili, talvolta di team di professionisti che la Banca con la quale collaboro mi mette a disposizione.
Voglio essere, per coloro che me ne daranno l’opportunità, un consulente patrimoniale per ogni esigenza finanziaria, assicurativa e previdenziale, dalla più semplice alla più complessa. Sono a vostra disposizione per un colloquio conoscitivo negli ambienti accoglienti e confortevoli degli uffici di MILANO o di BIELLA, oppure, se lo preferite, comodamente a casa vostra o nel vostro ufficio.
I miei Numeri
- 86
clienti soddisfatti
- 98
ore annuali
- 312
tazze di caffè
I servizi
Pianificazione finanziaria
Risparmio gestito
Pianificazione successoria
Consulenza previdenziale
1. Prima di agire bisogna ascoltare
E' fondamentale comprendere esigenze e punto di partenza di ogni cliente
2. Trovo le migliori soluzioni
e le prospetto al cliente per una scelta consapevole dei propri investimenti
3. Monitorare, sorridere, crescere
Dopo aver preso la mira, quello che conta è fare centroLa Consulenza Finanziaria
Cambiano i sogni, i progetti e le passioni, cambiano le motivazioni personali e le esigenze e con esse cambiano anche i tuoi obiettivi finanziari. La vita è uno straordinario susseguirsi di eventi, un percorso in costante evoluzione.
Ci sono cose che, invece, non cambiano mai.
Come ad esempio il desiderio di proteggere i nostri cari, la volontà di migliorare, di progredire. Non cambia il senso di tranquillità quando ci affidiamo ad un professionista preparato che opera al nostro servizio, meglio di quanto avremmo potuto fare da soli.
Qualsiasi siano le tue esigenze voglio comprenderle a fondo e tradurle nelle migliori soluzioni per garantirti il tenore di vita che meriti. Partirò dai tuoi obiettivi e dopo uno studio approfondito li trasformerò in un progetto personalizzato, con cura sartoriale, condividendone con te ogni dettaglio, affinché tu possa prendere le tue scelte consapevoli nella massima tranquillità di chi ha affianco un professionista onesto che gli propone soluzioni di investimento pensate su misura.
Curriculum e formazione professionale
Dopo 11 anni presso il gruppo Azimut , nel 2011 sono passato a collaborare con Allianz Bank, gruppo bancario-assicurativo. Dal 2022 lavoro per la "boutique finanziaria" Euromobiliare Private banking (gruppo bancario Credem) , specializzata dal 1973 nel private banking, dividendomi tra le sedi di Milano e di Biella.
Mi occupo in particolare di asset allocation e della gestione dei patrimoni di clientela private, con competenze specifiche di pianificazione successoria, di fiscalitá , di corporate finance e di esigenze previdenziali.
Vivo a Milano, sposato con figli e sono appassionato di mac, di cinema e di subacquea, ma non disdegno gli sci nel periodo invernale oltre a qualche partita di squash con gli amici.
«Il rischio deriva dal non sapere cosa stai facendo.»
In primo piano
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L’ARBITRO E LA PALLA
Guardiamo di più l’economia e meno la Fed, vivremo meglio
Preoccupa il debito USA?

NEW YORK 1 settembre - Yardeni Research ha dichiarato in una nota di martedì di condividere le preoccupazioni di commentatori di alto profilo che avvertono di una crisi del debito USA alle porte, ma ha sostenuto che il momento del redde rationem non è ancora arrivato e che puntare contro le azioni su questa base si è rivelato costoso.La società ha sottolineato che Jamie Dimon di JPMorgan ha messo in guardia da "una crepa nel mercato obbligazionario", mentre Ray Dalio ha descritto la situazione del debito pubblico come "vicina al punto di non ritorno" e prossima a una "spirale della morte".Yardeni ha definito entrambi uomini intelligenti e influenti, ma ha aggiunto che "chiunque abbia seguito la loro visione costantemente pessimistica negli ultimi anni si è perso un enorme rally del mercato azionario".
BCE rialzo dei tassi?

Nel dettaglio, l’accelerazione dei prezzi ha visto l’inflazione nei 21 Paesi della zona euro passare dal 2,9% di luglio al 3,3% di agosto. Si tratta del dato più alto da settembre 2023, in linea con la stima mediana di un sondaggio Bloomberg. A pesare sono stati i rialzi sia del greggio sia del gas naturale, oltre all’espansione dei margini da parte delle raffinerie.
Le pressioni sui prezzi di fondo sono rimaste tuttavia contenute, rassicurando in parte i responsabili politici sul fatto che l’impennata dei prezzi dell’energia non sembra ancora innescare quegli effetti di secondo livello che potrebbero portare l’inflazione su livelli elevati e costringere la Bce ad adottare misure più aggressive.
Mirafiori chiude per tre giorni

MILANO, 1 settembre (Reuters) - La fabbrica di Mirafiori a Torino resterà chiusa il 2, 3 e 4 settembre per mancanza di componenti per i motori.
Lo riferiscono le organizzazioni sindacali e lo conferma Stellantis, che parla di richieste per le auto ibride superiori alla domanda.
• La fermata interesserà in particolare la linea della Fiat 500, dice in una nota il sindacato Fim-Cisl, sottolineando che "il permanere del problema legato alla fornitura dei propulsori genera continue criticità". .
Cook passa il testimone

A distanza di quindici anni, dopo aver trasformato l’azienda produttrice dell’iPhone da una realtà da 350 miliardi di dollari a un colosso da oltre 4.500 miliardi, Cook passerà il testimone al responsabile hardware di Apple, John Ternus, che avrà il compito di guidare la società nell’era dell’intelligenza artificiale.
Cook assumerà il ruolo di presidente esecutivo dal 1° settembre e si occuperà di curare i rapporti di Apple con la politica, in un momento in cui le relazioni tra gli Stati Uniti e la Cina, dove vengono realizzati molti prodotti del marchio, sono piuttosto tese.
Report mercati finanziari 1 settembre
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Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
Stay tuned. DC
fonti : Financial lounge ,Advisor , Sole24 ore, Jp Morgan , Credem, Pictet AM, Equita sim, Blackrock , Euromobiliare Advisory SIM , Reuters, Wall Street Italia ,AXA e DNCA.
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DISCLAIMER - Documento di approfondimento che non costituisce offerta al pubblico di prodotti finanziari. I dati utilizzati scaturiscono da diverse fonti che si ritengono corrette ed attendibili ma non sono state verificate da terze parti indipendenti. La loro accuratezza e completezza non é garantita e non ci si assume alcuna responsabilitá per eventuali danni diretti o indiretti derivanti dall'utilizzo di tali informazioni.
Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
Stay tuned. DC
fonti : Financial lounge ,Advisor , Sole24 ore, Jp Morgan , Credem, Pictet AM, Equita sim, Blackrock , Euromobiliare Advisory SIM , Reuters, Wall Street Italia ,AXA e DNCA.
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DISCLAIMER - Documento di approfondimento che non costituisce offerta al pubblico di prodotti finanziari. I dati utilizzati scaturiscono da diverse fonti che si ritengono corrette ed attendibili ma non sono state verificate da terze parti indipendenti. La loro accuratezza e completezza non é garantita e non ci si assume alcuna responsabilitá per eventuali danni diretti o indiretti derivanti dall'utilizzo di tali informazioni.
Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
Stay tuned. DC
fonti : Financial lounge ,Advisor , Sole24 ore, Jp Morgan , Credem, Pictet AM, Equita sim, Blackrock , Euromobiliare Advisory SIM , Reuters, Wall Street Italia ,AXA e DNCA.
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DISCLAIMER - Documento di approfondimento che non costituisce offerta al pubblico di prodotti finanziari. I dati utilizzati scaturiscono da diverse fonti che si ritengono corrette ed attendibili ma non sono state verificate da terze parti indipendenti. La loro accuratezza e completezza non é garantita e non ci si assume alcuna responsabilitá per eventuali danni diretti o indiretti derivanti dall'utilizzo di tali informazioni.
Il ritiro del veto da parte di Ungheria e Polonia dovrebbe consentire di ratificare il bilancio UE di 1800 miliardi di euro, confermando l'erogazione dei fondi del piano di ripresa da 750 miliardi di euro a metà del prossimo anno. 1800 miliardi è anche più o meno l'importo totale del piano pandemico di riacquisto delle attività dopo gli ulteriori 500 miliardi annunciati giovedì da Christine Lagarde.
"Le campane della divisione hanno già suonato", ha confessato malinconicamente David Gilmour in High Hopes...
Stay tuned.
DC
fonti"Financial lounge ,Advisor , Pimco, Sole24 ore, Jp Morgan , Pictet, Blackrock e DNCA"
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Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
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fonti : Financial lounge ,Advisor , Sole24 ore, Jp Morgan , Credem, Pictet AM, Equita sim, Blackrock , Euromobiliare Advisory SIM , Reuters, Wall Street Italia ,AXA e DNCA.
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Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
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fonti : Financial lounge ,Advisor , Sole24 ore, Jp Morgan , Credem, Pictet AM, Equita sim, Blackrock , Euromobiliare Advisory SIM , Reuters, Wall Street Italia ,AXA e DNCA.
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DISCLAIMER - Documento di approfondimento che non costituisce offerta al pubblico di prodotti finanziari. I dati utilizzati scaturiscono da diverse fonti che si ritengono corrette ed attendibili ma non sono state verificate da terze parti indipendenti. La loro accuratezza e completezza non é garantita e non ci si assume alcuna responsabilitá per eventuali danni diretti o indiretti derivanti dall'utilizzo di tali informazioni.
Sui mercati americani il quadro è stato contrastante: il Nasdaq ha guadagnato lo 0,84%, trainato ancora una volta dal comparto tecnologico e dall'intelligenza artificiale. Molto meno brillante il Dow Jones (-0,73%) e soprattutto il Russell 2000 (-1,78%), vero termometro delle mid/small cap: un segnale che la liquidità si concentra sempre di più sui grandi nomi a discapito delle aziende più piccole. L'S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato (+0,12%), in equilibrio precario tra compratori e venditori.
In Europa la settimana è stata prevalentemente negativa. Parigi ha sofferto di più (-1,24%), frenata dalle incertezze fiscali e dalla debolezza del settore industriale. Londra ha ceduto lo 0,57% mentre Milano si è difesa meglio di tutte (-0,20%), supportata da una buona stagione degli utili e dalla stabilità dello spread BTP-BUND, rimasto piatto a 82 punti base. Il rendimento del BTP decennale al 4,09% rimane gestibile, ma merita attenzione. Il DAX ha chiuso quasi invariato (-0,03%), confermando la tenuta relativa del mercato tedesco nonostante le difficoltà manifatturiere.
Sul fronte asiatico, segnali positivi dal Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato circa il 1,34% nella settimana, raggiungendo i 66.405 punti, beneficiando di un yen ancora debole che favorisce l'export nipponico. Hong Kong si è mossa lateralmente (+0,26%) mentre Shanghai è rimasta sostanzialmente piatta a 3.956 punti, in attesa di stimoli fiscali da Pechino che il mercato continua ad anticipare ma che tardano ad arrivare.
La nota più sorprendente della settimana è arrivata dall'oro: dai quasi $4.700/oz di inizio settimana è sceso bruscamente a $4.529,90 (-3,57%). Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, si tratta probabilmente di una presa di profitto tecnica, forse accelerata dal recupero del dollaro (EUR/USD sceso da 1,1664 a 1,1582). Il supporto chiave da monitorare si colloca in area $4.400–4.450. Il petrolio WTI è rimasto stabile intorno a $83,79/bbl, sostenuto dalla stabilizzazione dei flussi nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte dei tassi, l'Euribor 3 mesi al 2,537% e l'Euribor 12 mesi al 2,993% continuano a incorporare attese di ulteriori tagli da parte della BCE nel corso dell'autunno, anche se la traiettoria discendente appare sempre più graduale e dipendente dai dati. Il Treasury USA al 4,73% resta il principale freno per i mercati azionari globali: finché i rendimenti risk-free americani restano così elevati, la pressione sulle valutazioni rimane strutturale e selettiva.
In sintesi, una settimana di consolidamento dopo i massimi estivi, con segnali di fatica soprattutto sulle small cap USA e sui mercati europei più esposti ai rischi politici. I prossimi dati sull'inflazione USA (CPI di settembre) e le decisioni di Fed e BCE saranno il vero ago della bilancia per il rally autunnale.
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Il ritiro del veto da parte di Ungheria e Polonia dovrebbe consentire di ratificare il bilancio UE di 1800 miliardi di euro, confermando l'erogazione dei fondi del piano di ripresa da 750 miliardi di euro a metà del prossimo anno. 1800 miliardi è anche più o meno l'importo totale del piano pandemico di riacquisto delle attività dopo gli ulteriori 500 miliardi annunciati giovedì da Christine Lagarde.
"Le campane della divisione hanno già suonato", ha confessato malinconicamente David Gilmour in High Hopes...
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